Qui CoriglianoRossano
Tribunale di Cosenza Registro Stampa n. 3/2019 Direttore Responsabile Simona Gambaro
P.IVA 03005460781

La magia intramontabile della festa di Sant’Onofrio

928

Lo storico, nonché ex sindaco rossanese, evidenzia valore e significati della festa

 

 

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Il  santo dei pastori e del popolo. Sant’Onofrio viene celebrato la terza domenica di maggio ed è stato ricordato ieri con la tradizionale processione nell’omonima frazione montana. Il docente, nonché ex primo cittadino di Rossano, ha voluto delineare la tradizionale manifestazione. ”Una festa dei pastori e del popolo – probabilmente la o una delle più antiche d’Italia – che, ad un mese circa dall’inizio dell’equinozio di primavera (21 marzo), invoca la protezione del Santo eremita persiano-egiziano per propiziare una proficua stagione della transumanza. Essa è molto partecipata soprattutto dai cittadini dei paesi montani della Sila Greca, segnatamente da quelli di Rossano, Longobucco e Paludi. Il perno della festa è il simulacro del Santo: una statua lignea di straordinaria bellezza, che ritrae il Santo eremita seminudo e in regale posa, con barba e capelli lunghi, sommariamente coperto da un panno di foglie, regge con la mano destra a mo’ di scettro il bastone di appoggio dei pastori e con la sinistra le offerte votive dei fedeli (“ex voto”), ha per corona un intreccio di rose e fiori di campo (omaggio filiale da parte delle donne delle contrade limitrofe), per compagno di viaggio la riproduzione di un’accovacciata “bianca cerva, che lo nutrì per tre anni, donatagli da un Angelo” (“Vita di S. Onofrio”)”.

 

 

Racconta poi Filareto come ”la statua viene portata a spalla in processione per i viottoli attorno alla Chiesetta, accompagnata da musica, canti e preghiere da parte dei fedeli; un devoto dietro la statua reca un lungo bastone ramificato, detto “majo”, ricavato dalla pianta arborea longeva e beneaugurale del sambuco (che, nella lingua del popolo, è noto con il nome di “majo”, perché fiorisce nel mese di maggio, e le cui inflorescenze vengono tuttora utilizzate per gustose frittelle, note come “i majateddi”,  e  per “pitte” altrettanto fragranti) oppure della “fisciògnola” (agrifoglio).  Ai tanti rami sono appesi numerosissimi “taraddi ”, a base di semi di “ranzo” o anice e fatti in casa da sapienti mani di donne. A conclusione della cerimonia religiosa c’è spazio per i momenti ludici e pagani. “Innanzi tutto, si tiene l’ “incanto” da parte di esperti rappresentanti del “Comitato di S. Onofrio”, ossia la messa all’asta dei “taraddi del majo” e di prodotti lattiero-caseari, conserve alimentari, insaccati, vino, animali d’allevamento, offerti generosamente dalle famiglie del territorio al Santo e il cui ricavato viene utilizzato per le opere di manutenzione della Chiesetta, della ripida strada di accesso al luogo sacro e per le iniziative correlate alla festa”.