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Cedimento argine Crati, il dramma due mesi dopo

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Famiglie ancora fuori casa ed aziende agricole che non riescono a ripartire

 

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Sono trascorsi due mesi da quando, nella notte del 28 novembre 2018, l’argine in destra idrografica del fiume Crati ha ceduto provocando l’allagamento delle contrade di Thurio e Ministalla. Un boato, il rumore sordo e potente dell’acqua che invade i campi durante la notte, le abitazioni e le aziende agricole circostanti. L’allarme dato tempestivamente dagli stessi residenti ed il passa parola, hanno evitato nelle immediatezze il peggio in termini di vite umane ma l’acqua è l’elemento più forte in natura, invade tutto, trascina via tutto, con la sua forza devastante. Centinaia di migliaia di euro di danni tra agrumi non colti, animali morti affogati, produzioni agricole e casearie distrutte, oltre ai sacrifici ed alle cose di una vita sepolte dal fango. Chi si recasse oggi in quei luoghi, vedrebbe le conseguenze di quel disastro e la lontananza nel tempo della loro completa risoluzione.
A monte e nella zona di rottura è stato messo in sicurezza l’argine destro attraverso l’utilizzo dei fondi previsti per le somme urgenze ma il lavoro, che può rendere la zona sicura, sembra non essere ancora finito.
Eppure che quell’argine fosse sotto osservazione e ritenuto pericoloso era già noto. Dieci anni di denunce fatte dai proprietari dei terreni limitrofi alle autorità competenti, l’ultima datata 17 novembre 2018, non sono servite.

 

Certo è che, anche se, Corigliano Rossano è oggi una realtà unica e quindi potrebbe avere una forza maggiore, resta un territorio tanto vasto, quanto fragile che non può certo fronteggiare le problematiche legate ad un settore così delicato e complesso come quello della Protezione Civile, con i soli mezzi e le strutture attualmente in dotazione all’ufficio comunale preposto. E’ necessario che, a sostenere gli sforzi dei tecnici, ad ascoltare le voci di una comunità fragile e frazionata e a progettare in maniera sostenibile e sicura, siano strutture complesse esistenti in capo alla Regione, ma forse, non impiegate come si dovrebbe. Così risuona ancora l’eco di un monito fatto già nel 2016, dall’ex numero uno della Protezione Civile calabrese, Carlo Tansi, quando a gran voce, richiedeva un intervento risolutivo ed immediato sulla manutenzione e sulla pulizia dei fiumi in Calabria. Quella voce echeggia ancora ma non si sono trovate risposte concrete e tempi di ripresa perecisi. Perché non si può convivere con la paura; non si può aver timore di ricostruire e di ricominciare perché non ci si sente sicuri ma soli. Non si può avere paura di tornare a casa.