Tutto partì dallo scioglimento del Consiglio comunale, motivato dalla relazione della Commissione antimafia che si era insediata nel 2011
CORIGLIANO-ROSSANO – Il prossimo 19 luglio verrà emanata la sentenza: si saprà se saranno sei gli anni di reclusione dell’ex sindaco dell’ex di Corigliano Calabro, Pasqualina Straface. L’accusa per lei è di concorso in associazione mafiosa.
Tutto partì dallo scioglimento del Consiglio comunale, motivato dalla relazione della Commissione antimafia che si era insediata nel 2011. Lo scioglimento era stato deciso dal Consiglio dei ministri e l’inchiesta antimafia “Santa Tecla” nel 2010 destinò al carcere 67 persone.
Al termine della requisitoria da parte del pubblico ministero della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro Domenico Assumma, è stata richiesta la prescrizione per gli altri nove i imputati: l’imprenditore Mario Straface, fratello dell’ex sindaco, già definitivamente condannato per associazione mafiosa nel maxiprocesso “Santa Tecla”, l’ex vicesindaco Giorgio Miceli, l’ex assessore comunale Giuseppe Curia, l’ex consulente esterno comunale Gilberto Capano, gli attuali dipendenti comunali di Corigliano-Rossano Annamaria Pagnotta, Carmine Grispino e Cosimo Servidio, gl’imprenditori Agostino Sposato di Corigliano Rossano e Gianluca Gallo di Terranova da Sibari.

Soltanto alla Straface viene contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa per alcune ordinanze di somma urgenza firmate nella veste di sindaco. Ordinanze per gli eventi alluvionali e che aveva richiesto l’intervento in somma urgenza di imprese vicino ai familiari dell’ex sindaco.
Il collegio difensivo degl’imputati è composto dagli avvocati Gianluca Serravalle, Nicola Carratelli, Antonio Fusaro, Antonio Pucci, Angelo Gencarelli, Giacinto D’Urso, Ettore Zagarese, Maria Sammarro e Giovanni Milito. Il nuovo Comune di Corigliano Rossano è costituito parte civile con l’avvocato Mario Elmo.
