I finanzieri avrebbero controllato, in particolare, l’esistenza o meno di un misterioso macchinario
CORIGLIANO-ROSSANO – La Guardia di Finanza di Sibari ha effettuato una serie di verifiche alla centrale idroelettrica del fiume Cino. Sarebbe al centro di due inchieste condotte dalle Procure di Castrovillari e Teramo. L’impianto di sfruttamento dell’energia derivata dall’acqua del torrente del fiume Cino, che si trova tra i territori di Corigliano Rossano e Acri, nei mesi scorsi aveva fatto discutere molto dopo le denunce effettuate dagli agricoltori della zona di Ogliastretta del Comune di Corigliano-Rossano. L’area, infatti, è una delle più pregiate e rigogliose dal punto di vista della produzione di agrumi, in particolare di arance e clementine, e da qualche anno soffre di siccità. I produttori, infatti, lamentano che da quando è stata messa in funzione la centrale, gestita dal Consorzio di Bonifica dei Bacini dell’Alto Jonio cosentino e dal presidente Marsio Blaiotta, complice anche le siccità degli ultimi tempi, le falde acquifere si sarebbero sempre più abbassate e l’acqua sarebbe sempre meno per poter irrigare i campi.

L’accesso dei militari, guidati dal Colonnello Valerio Bovenga, è stato dalle Fiamme gialle di Corigliano Calabro. I finanzieri avrebbero controllato, in particolare, l’esistenza o meno di un misterioso macchinario. Oltre alla struttura i militari avrebbero risalito in parte il letto del torrente per verificare anche la zona dove viene raccolta l’acqua. Al momento c’è mistero su cosa abbia portato la Procura di Teramo a indagare un impianto sito nel Comune di Corigliano-Rossano e gestito dal Consorzio di bonifica di Trebisacce.
