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Quando ad essere discrimanata é una donna solo perché madre

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Quanto avvenuto nella dotta Bologna dovrebbe indurre in tutti noi una riflessione sulle piccole e grandi angherie che si consumano in silenzio

 

 

È successo a Bologna. E succede quotidianamente, e silenziosamente, anche alle nostre latitudini. Dove tante donne, divenute madri, ogni giorno, si ritrovano a combattere a mani nude, con un piccolo da fasciare, nutrire e far crescere, con gli ottusi cavilli di un mondo che proprio non vuol capire.
L’emozione di diventare mamma umiliata da vincoli, ostacoli e lacciuoli. Sino al punto di subire, e questo quante volte ahimè succede, il differimento di occasioni di lavoro o peggio vedersi recapitare cinicamente una lettera di licenziamento. O anche essere costrette, loro malgrado, a rinviare semplici opportunità formative o di studio. Il rischio é quello di provocare delle discriminazioni. La peggiore delle discriminazioni possibili perché inferta ad una donna macchitasi di una colpa irrimedibile, la maternità. Non capendo che il danno maggiore lo si infligge a quel piccolo batuffolo che é solo bisognoso di coccole ed amore.

Ma il fatto che sia successo a Bologna, per giunta nel cuore dell’università più antica di Europa, dove ogni angolo profuma intensamente di libertà e cultura, ferisce in modo ancora più doloroso.
La storia, una brutta storia, sta facendo il giro della stampa italiana e non solo. Dove una piccola di nemmeno un mese e la madre, frequentante un corso universitario, sarebbero state allontanate da un’aula in modo sgradevole. Pare che, solo a seguito di vibranti proteste, anche via mail, alla fine abbia prevalso il buon senso, con tanto di scuse alla piccola ed alla giovane mamma. Intanto Emily Clancy, consigliere comunale di Bologna, ha inoltrato un question time all’assise felsinea per evidenziare l’episodio avvenuto nei giorni scorsi.