Il legale rossanese usa la metafora dell’uovo di Achille Campanile per attacccare l’illusione delle scorciatoie
Corigliano Rossano – L’ex amministratore rossanese, Nicola Candiano, torna sull’attuale momento politico. E nell’analisi ricorre ad un autore che ha lasciato il segno nella cultura popolare del secolo scorso, Achille Campanile. Nella raccolta, intitolata L’asino di Buridano, c’è un racconto, “l’uovo”, da cui l’avvocato rossanese trae spunto per un’attenta riflessione. Il testo di Campanile “narra di un massaro di nome Geppi, che una mattina trova nel suo pollaio un uovo dalle dimensioni straordinarie. Lo raccoglie e corre dalla moglie a dare la notizia, accompagnandola con la perentoria affermazione: SIAMO RICCHI. Egli era veramente persuaso che quell’evento avrebbe trasformato in agio la durezza della vita contadina e che non vi sarebbe stato più bisogno di spaccarsi la schiena nel lavoro dei campi. Intanto la voce del ritrovamento cominciava a diffondersi, contagiando i vicini che rosicavano dall’invidia. Uno di essi, addirittura, si presentò da Geppi, rivendicando a muso duro lo straordinario uovo che – a suo dire – gli era stato sottratto dal pollaio. Geppi, un po’ per sua iniziativa ed un po’ su suggerimento altrui, cominciò quella che oggi si chiamerebbe un’operazione di marketing, commissionando perizie ai veterinari, ordinando un servizio fotografico, facendo scrivere ad un Notaro un rogito per certificare la grandezza dell’Uovo, scrivendo alle Autorità ed ai giornali ed andando in giro a vendere l’evento. Non fidandosi di consegnare l’Uovo a chicchesia, fece addirittura venire un chimico di fama perché lo esaminasse in sua presenza, ma senza risultati perché Geppi gli impedì qualsiasi esperimento per il timore di danneggiare il prezioso bene: l’illustre scienziato potè solo dichiarare di trovarsi di fronte ad un uovo di gallina, che poteva però essere anche un uovo di anatra o altro. Senza quasi accorgersene Geppi aveva speso i risparmi accumulati nel tempo ed aveva finito per lasciare le zappe appoggiate al muro. Così era stato costretto a vendere mezzo podere, sicuro di rifarsi con i guadagni che gli avrebbe procurato l’Uovo.” Nella storia di Campanile, il povero Geppi si ritrova, a causa dei debiti accumulati, sfrattato dal suo podere. Sino al litigio finale con la prudente moglie che aveva predicato, inascoltata dal coniuge abbagliato dalle illusioni, con tanto di uovo sbattuto e sfracellato sul volto della moglie.
“Il racconto richiama alla mente la favola di Esopo sulla gallina dalle uova d’oro, con la critica all’ingordigia dell’uomo, che vuole tutto e subito. Nel racconto di Campanile emerge l’insegnamento che alla novità, apparentemente straordinaria, non può affidarsi la soluzione di ogni problema; che la storia non comincia mai in un dato momento, ma semplicemente continua, magari per essere migliorata. Cancellare quel che si è stati non è mai una buona idea; il contadino non può lasciare le zappe appoggiate al muro e far cadere nell’oblio le esperienze e gli insegnamenti ricevuti. La terra, per dare i suoi frutti, richiede un duro lavoro di preparazione e di cura continua. Insomma, le scorciatoie sono solo un’illusione e quasi sempre riservano brutte sorprese” chiosa Candiano.
