Il fenomeno più diffuso non è quello a bordo strada, ma nelle case ‘chiuse’
CORIGLIANO ROSSANO (CS) – La prostituzione sulla statale 106 sembrerebbe un dato consolidato. Un fenomeno che le autorità tentano da anni di contrastare soprattutto sanzionando i clienti. Multe salate e sequestro del mezzo per gli avventori, per le ragazze obbligo di allontanamento dal Comune in cui sono state sorprese a svolgere attività di meretricio (con sanzioni amministrative mai ottemperate). Le donne in strada provengono o dalla tratta africana o dall’Est Europa. Alcune di loro si prostituiscono in maniera autonoma, senza dover versare il frutto del proprio lavoro a mariti, ‘maman’ o aguzzini ricattatori. Anche se la statale 106 sembrerebbe nell’immaginario comune il luogo deputato alla prostituzione della sibaritide in realtà non è così. Sono meno di trenta le meretrici straniere in strada, quasi tutte attenzionate dalle forze dell’ordine e ‘avvicinate’ dalle associazioni di volontariato che operano sul territorio.
La loro clientela è rappresentata da camionisti e uomini che attraversano occasionalmente la statale jonica, di rado vengono frequentate da residenti che per discrezione preferiscono rivolgersi al mercato delle ‘case d’appuntamento’. Difficile stabilire quante siano ad oggi le donne rinchiuse nei vari appartamenti, con l’accondiscendenza dei proprietari dell’immobile e dei vicini che non denunciano. Sono loro le vittime invisibili di una spirale di violenza fatta di ricatti e segregazione. Ed a fronte delle poche decine di donne in strada pare che nella sibaritide vi sia un vero e proprio esercito di meretrici che operano nel silenzio, lontano da occhi indiscreti e dalla possibilità di conoscere operatori delle forze dell’ordine o del mondo del volontariato che possano aiutarle a liberarsi dal giogo dei loro padroni.
