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La diffusione di droghe e armi sul litorale jonico cosentino

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Evidente l’influenza dei clan di Cassano allo Jonio e Cosenza che fanno riferimento alla famiglia Abbruzzese, le cosche definite degli ‘Zingari’

 

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Un mercato florido quello degli stupefacenti sul litorale jonico cosentino. Una zona in cui le dinamiche della criminalità organizzata sono in evoluzione ed in cui appare evidente l’influenza dei clan di Cassano allo Jonio e Cosenza che fanno riferimento alla famiglia Abbruzzese, le cosche definite degli ‘Zingari’. La zona di Corigliano Rossano appare come un naturale punto di transito dei flussi di stupefacenti che transitano via terra sulle arterie che collegano la Calabria a Puglia e Campania. La diffusione di droghe sul territorio è legata alla notevole richiesta nelle zone più popolose e turistiche dell’Alto Jonio cosentino dove sono presenti migliaia di giovani. Il consumo di stupefacenti non si limita all’hashish e la marijuana, ma si registra un’impennata nella richiesta di cocaina ed eroina come confermano i numerosi sequestri effettuati negli ultimi mesi.

 

 

L’egemonia nello spaccio di eroina è storicamente appannaggio della criminalità organizzata cassanese che mantiene la sua leadership nel settore anche nel nuovo millennio. Preoccupa la crescita esponenziale degli assuntori, spalmata su tutte le fasce sociali, con ragazzi che iniziano ad approcciarsi alle droghe a partire dai 12/13 anni di età. Ovviamente la cocaina continua ad essere maggiormente diffusa negli ambienti più facoltosi, ma l’abbassarsi dei prezzi al dettaglio che arrivano fino a soli 20 euro a ‘busta’, permette ad un ventaglio più ampio di popolazione di fruirne. Giovani che iniziano a conoscere le droghe a scuola e meno giovani, professionisti insospettabili, che ne fanno un uso consueto. Fin quando ci sarà una così alta richiesta è impossibile immaginare di ridurre l’impatto dello spaccio nella sibaritide.

 

 

Aumenta infatti negli anni il numero dei pusher coriglianesi minorenni. Giovanissimi ed incensurati si occupano della vendita al dettaglio nelle piazze di spaccio sicuri che le pene a loro carico previste dal codice penale (anche se colti in flagranza di reato) sono inferiori rispetto a chi ha compiuto la maggiore età ed è già pregiudicato. Zone come Schiavonea sono ormai punti fissi di ritrovo per i consumatori di stupefacenti della sibaritide, come quelle più frequentate della marina e dello scalo, mentre la stazione di Corigliano dopo i diversi interventi delle forze dell’ordine non è più un’area prediletta per la compravendita di droghe di ogni genere. Nel centro storico di Corigliano invece, pur essendo un quartiere con un’alta densità criminale è difficile incontrare spacciatori al dettaglio in strada.

 

 

La circolazione di armi nella sibaritide è scontata, come in tutte le zone in cui è presente in maniera preponderante la criminalità organizzata. Sono la fonte principale, la materia prima essenziale per la commissione di delitti. Facili da occultare tra le campagne o nelle abitazioni di incensurati che all’apparenza non intrattengono alcun rapporto con gli ambienti criminali. Solo con i cani molecolari e i metal detector è possibile ritrovarle tra gli ettari ed ettari di terreni che circondano le periferie dei centri abitati del litorale jonico cosentino dove una persona su dieci è abilitata legalmente al porto d’armi, autorizzati per l’attività di caccia. Numerose le denunce di furti di armi, spesso commissionati dall”alto’, che vengono poi riciclate dai clan. La presenza di un notevole numero di pistole, revolver, fucili legali e clandestini nella sibaritide è un campanello d’allarme per le forze dell’ordine che hanno attivato un giro di vite per porre a segno il maggior numero di sequestri possibile.