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In centinaia per dire sì al patto della legalità per la Sibaritide

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Forze dell’ordine, cittadini, prefettura, magistratura e associazioni. All’appello #SenzaStatoMollo la Sibaritide risponde: “Noi ci siamo”

 

MARINA DI SIBARI – CASSANO ALLO IONIO (Cs) – Una sala gremita di cittadini accanto alla forza delle istituzioni. Tanti calabresi che indossano una pettorina bianca, sulla schiena c’è una scritta “patto della legalità per la Sibaritide” e sul petto, la frase provocatoria di questa campagna: #SenzaStatoMollo. Tante le pettorine bianche come tante le differenti anime presenti per manifestare la loro vicinanza all’imprenditore Luigi Sauve per i recenti atti intimidatori subiti. Sauve è proprietario di una delle più grandi strutture del meridione, che conta all’attivo più di tremila posti letto e cinquecento dipendenti stagionali.

 

Da fine dicembre a metà gennaio, in soli quindici giorni ha visto andare letteralmente in fumo il magazzino biancheria del villaggio Marlusa, completo di macchine industriali, biancheria delle sale e delle stanze di tutto il Resort, la sala “Giunone” del Minerva Club Resort e l’auto di un suo stretto collaboratore. Tutto questo in un momento in cui la Sibaritide sta subendo episodi di criminalità brutali ed efferati omicidi, segno che qualcosa nella zona sta purtroppo cambiando. Così, all’indomani dell’ultimo vile attacco incendiario subito, la voce diventa un coro e diviene sempre più forte, unendo quelle di imprenditori, commercianti e gente comune strutturatasi nel Comitato della legalità per la Sibaritide.

Difficile trovare un posto a sedere nella sala “Dioniso” del Minerva Club. E’ gremita di dipendenti, cittadini, imprenditori, al loro fianco, forze dell’ordine tutte, magistratura, prefettura, sindacati, associazioni, politici perché il motto provocatorio #SenzaStatoMollo è davvero servito a qualcosa. Lo stato c’è, seduto su tutte le sedie della sala, in piedi, attorno a Luigi Sauve. Tanti gli interventi dell’incontro moderato da Matteo Lauria, a cominciare dal commissario Prefettizio del Comune di Cassano allo Ionio, Rita Guido la quale ha ricordato che è stato istituito in Comune uno sportello anti racket che ha il compito di raccogliere le denunce di coloro che sono oggetto di atti di usura ed estorsione.

La più alta rappresentanza dello Stato, il Prefetto Paola Galeone nel suo intervento pubblico ed alla nostra testata, affida la speranza di un lavoro comune da ultimare insieme. “E’ il coinvolgimento dei cittadini a fare la differenza, da quando mi sono insediata”, la nomina del Prefetto è avvenuta poco tempo prima della strage del Raganello “dico che il gioco da solista non porta a nulla ma è il gioco di squadra che è vincente. La squadra non sono solo le Istituzioni, le Forze dell’Ordine e la Procura ma tutte le componenti della società, dal volontariato alle associazioni di imprenditori ai cittadini, tutti coloro che vogliono che la Calabria si vista diversamente. Corigliano Rossano sta per crescere e sta diventando una realtà molto importante sul territorio e ha bisogno del contributo di tutti, affinchè faccia un giusto e sano percorso di crescita. Queste firme del patto di oggi sono un gesto di solidarietà, ora dobbiamo riempirlo di contenuti, da libro dei sogni a progetto di cambiamento reale. I protocolli devono essere concreti e produrre risultati sulla cittadinanza. Nessuno investe in un territorio se non lo vede sano”

Le prime parole di Luigi Sauve sono rivolte ai suoi collaboratori che come lui ha ricordato, il giorno seguente l’incendio erano nuovamente li, a sostenerlo.
“Da sei mesi il territorio è sotto assedio, percepiamo un governo ombra in Calabria ma non nell’accezione anglosassone nel termine. Questa terra soffre di vari problemi, l’isolamento sopratutto. Questa condizione rallenta la crescita anche culturale e facilita, di conseguenza, l’isolamento politico, infrastrutturale e morale. A Torino si parla di Tav ma la nostra alta velocità, che ci collega con il resto del mondo, quando la avremo? È difficile rispondere quando ti chiedono, in fiera, come ci si arriva in Calabria, è la domanda del terrore. La Provincia di Cosenza conta centocinquanta comuni ed è la terza provincia d’Italia ma non in servizi e infrastrutture. L’ isolamento ci spinge verso l’essere ignorati e l’essere ignorati  porta poi all’indifferenza.

Ricordo che trentasette anni fa questo luogo era il paradiso terrestre, la gente veniva in vacanza e muoveva economia, oggi c’è invece, uno stuolo di cartello vendesi. Il comitato è al suo inizio, abbiamo bisogno di tutti voi. Vogliamo proporre un cambio culturale”.  Il patto, come ricordato da Sauve, è da scrivere insieme per e con la Sibaritide e consta di tre punti di partenza quali: il rapporto che deve instaurarsi con il Governo centrale ed il Consiglio Superiore della Magistratura, il potenziamento degli uomini e dei mezzi a disposizione delle forze dell’ordine e l’istituzione in loco di una scuola per agenti delle forze dell’ordine.

“Perché siamo sempre più gruppo e meno comunità? ” si interroga e pone alla sala come quesito il Vescovo della diocesi di Cassano Monsignor Francesco Savino, “l’usura cresce a dismisura, dobbiamo decidere da che parte stiamo? Perché non possiamo stare da tutte le parti. Io sto dalla parte di ogni vittima, di ogni tipo di persona che subisce un sopruso o una violenza e dico a chi si crede forte perché utilizza la prevaricazione come mezzo, io dico che c’è inconciliabilità tra Vangelo e criminalità organizzata. Se qualche criminale pesa di lavarsi la coscienza con altarini e voti, sappia che non può farlo. Io non sono da quella parte.”

“La Diocesi di Cassano è contro ogni forma di corruzione e criminalità” continua il Vescovo, “la criminalità toglie il futuro a tutti, ai giovani a tutti noi. Non ci si serve della religione per affermare il proprio potere. La legalità non è il fine, il fine è la giustizia, la legalità è il mezzo.” Forte è l’appello che Monsignor Savino rivolge alla politica ed alla comunità “Un ultimo appello alla politica buona, il fine non giustifica i mezzi, concentriamoci sull’ etica della responsabilità, attiviamo un processo di cambiamento culturale, dobbiamo cambiare la testa, la mentalità e la cultura. Non vorrei che passassimo alla storia antropologica come una regione che non muta”

“Questa grande partecipazione è il messaggio più chiaro che questa sera stiamo mandando.” Sottolinea nel suo intervento il Procuratore Capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla “Da tempo dico che la parte sana di questo territorio c’è e vuole reagire. In Calabria  i governi sono stati silenti per troppo tempo ma oggi c’è un cambiamento. Lo Stato siamo noi, tutti noi come piccoli pezzi e ingranaggi, qui sono mancati gli uomini corretti dello Stato. Oggi, statisticamente, non registriamo nulla di nuovo, gli omicidi ci sono sempre stati in questo territorio e si ripetono, così come le estorsioni e i danneggiamenti.

 

Sono mancati quegli uomini, gli uomini che dovevano vigilare e stimolare il progresso di questa terra, ora noi dobbiamo organizzarci. Cominciare a notare ciò che ci circonda e diversificare tra imprenditori e “prenditori” imprenditori cioè che utilizzino i fondi europei o regionali per il proprio tornaconto personale. Bisogna vigilare, anche la Regione Calabria deve vigilare su come si utilizzano i fondi. Abbiamo bisogno di sindaci che facciano i sindaci, di amministratori che gestiscano nell’interesse del pubblico. Non abbiamo bisogno di eroi ma di persone che facciano il loro dovere. Dobbiamo riappropriarci del territorio. Lo dobbiamo a tutti coloro che denunciano, lo dobbiamo ai giovani, ai cittadini onesti di questa terra, guai a mollare. Lo dobbiamo ai nostri figli.”

Molti e sentiti gli interventi dalla platea e quelli istituzionali del sindaco di Trebisacce, Mundo e del Presidente dell’Ente Parco del Pollino Domenico Pappaterra, degli esponenti dei sindacati, quello datoriale, Paola Cannata e di quello lavoratori, Angelo Sposato. A chiudere la manifestazione gli interventi di Arturo Bova, Presidente Commissione contro ‘ndrangheta in Calabria, ormai a fine mandato, che ha relazionato sulle molteplici attività sviluppate,  “E’ un momento di confronto importante. Tre attentati in 10 giorni, danni e difficoltà a rimettersi in moto” dichiara Bova “ma credo che la manifestazione di stasera sia un grande esempio di vicinanza e presenza”

“Non possiamo parlare di sviluppo in Europa se in Calabria il problema della legalità non viene messo al primo posto. A volte a prescindere da chi arriva nelle stanze dei bottoni, bisogna vedere chi è nelle anticamere e che spesso aiuta nel congelamento di alcune situazioni. Il motto #SenzaStatoMollo l’ho inteso in maniera provocatoria ma positiva, infatti vedo sindacati, associazioni, prefettura corpo dei carabinieri, polizia, guardia di finanza, regione Calabria magistratura, cittadini,  imprenditori. Io non sono venuto a celebrare un funerale, sono venuto qui a sentire la forza del territorio che stasera è più forte di tutto. Il messaggio che facciamo arrivare a questi signori che, dell’essere signori non hanno nulla, è che c’è una squadra presente, che sta lavorando a livello regionale e nazionale a due Disegni di Legge, uno che riguarda la riserva degli appalti sotto soglia e uno in materia di lotta al caporalato”

Chiudono la manifestazione le parole di Nicola Morra, Presidente della Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia “Oggi non è solo importante la presenza della Commissione antimafia e del Parlamento ma la presenza di centinaia di persone che vogliono reagire. Si capirà nel tempo se questa battaglia può essere vinta dalla maggior parte dei cittadini  poiché questo territorio è molto delicato, ci troviamo nel Comune di Cassano allo Ionio, sciolto per infiltrazioni ‘ndanghetiste, a pochi chilometri da Corigliano e Rossano che si sono fuse e si avviano ad un difficile percorso di completamento della fusione. La repressione dei fenomeni criminosi, tocca allo Stato ma la prevenzione degli stessi, deve partire dalla così detta società civile. Questo è un territorio segnato da forme di illegalità diffuse e i cittadini sembrano non avere capacità di reagire. Se lo Stato qui manca è perché manchiamo noi, noi siamo lo Stato. Come dice il detto, “chi pecora si fa, il lupo la mangia” è ora di reagire, ora dipende da voi”

La provocazione stampata ed urlata sulle pettorine è dunque stata accolta e non rispedita al mittente perché gli impegni presi da cittadini e istituzioni siano un punto di cambiamento reale dal quale ripartire. E se repetita iuvant, lo Stato c’è in Calabria e deve essere presente.