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Omicidio a Villapiana, ucciso il boss Portoraro

Agguato davanti a un ristorante. La vittima è stata colpita dai sicari che sono fuggiti a bordo di un’auto: sul selciato almeno 30 bossoli. Indagini in mano all’antimafia di Catanzaro. Bruciata e abbandonata l’Audi A3 usata dai killer

Un uomo di 63 anni, Leonardo Portoraro, alias Narduzzo, ritenuto uno dei boss della ‘ndrangheta della Sibaritide, è stato ucciso a colpi di mitra e pistola a Villapiana. Il caso ha una matrice mafiosa secondo gli inquirenti, infatti la Dda di Catanzaro ha già acquisito le indagini che sono state assegnate ai sostituti procuratori Domenico Guarascio, Paolo Sirleo e Domenico Assumma, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto.

Portoraro, che attualmente era un uomo libero, si trovava in strada davanti ad un ristorante nel centro della frazione Lido. Sul selciato ci sarebbero numerosi bossoli, almeno una trentina. Secondo una prima ricostruzione, l’auto con a bordo il sicario o i sicari si è avvicinata a Portoraro facendo fuoco senza lasciare scampo alla vittima la cui morte è stata istantanea. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro che hanno avviate le indagini. E nel pomeriggio è stata trovata bruciata l’auto, una Audi A3, usata dai sicari. La vettura, presumibilmente rubata, è stata abbandonata in contrada San Francesco nel comune di Villapiana. Sul posto sono intervenuti i tecnici della scientifica dei carabinieri per i rilievi.

LE DICHIARAZIONI DI PINO Portoraro secondo dichiarazioni rese negli anni 90 dall’ex boss di Cosenza, Franco Pino, ordinò l’uccisione,  a Cassano, di Alfredo Elia e Leonardo Schifini, nel 1993 come risposta a un duplice che aveva colpito la sua cosca. Il boss era tornato in carcere nel luglio 2006 dopo di un’ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Catanzaro per un residuo di pena relativo all’accusa di associazione a delinquere di stampa mafioso. Reato per il quale Portoraro era stato condannato al termine del processo “Galassia”, procedimento giudiziario figlio della maxioperazione firmata a metà degli anni Novanta dalla Dda di Catanzaro contro le cosche di Sibaritide e Cirotano.

IL FRATELLO UCCISO NELLA GUERRA DI MAFIA L’uomo, originario di Cassano allo Ionio, risiedeva da molti anni a Francavilla Marittima. Negli anni Ottanta Portoraro, ritenuto elemento di spicco della ‘ndrangheta della Sibaritide, era considerato un appartenente al clan Cirillo. Un fratello di Portoraro, Giovanni, venne ucciso quando aveva 34 anni, in un agguato compiuto nel 1992 a Cassano allo Ionio. Delitto che fu inquadrato nella guerra di mafia tra le cosche attive all’epoca nella zona.




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