In cinque mesi, controllati oltre settanta extracomunitari dediti al lavoro nei “giardini”, i campi coltivati da Sibari a Metaponto
CASSANO – I Carabinieri della Compagnia di Corigliano, da settembre a febbraio, hanno controllato oltre settanta extracomunitari dediti al lavoro nei “giardini”, i campi coltivati da Sibari a Metaponto. Dai riscontri fatti dai militari della compagnia ausonica, in collaborazione con l’Ispettorato nazionale del lavoro, afferente al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e al Nil, il Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri, è emerso come queste persone venivano sfruttate e sottopagate lavorando anche in condizioni di sicurezza precaria.
Soggetti spesso “invisibili” perché arrivati con le ondate migratorie che si sono registrate, in particolare, negli anni scorsi. Nel corso dei controlli, infatti, è emerso che gli sfruttatori, spesso soggetti provenienti da Paesi dell’Est Europa o dal Pakistan, si recavano in delle zone di poco distanti dal Cas, raggiungibili dai migranti facilmente a piedi, li caricassero nei furgoncini portandoli a lavorare nei campi del Metapontino o della Sibaritide.
Manodopera a bassissimo costo per foraggiare anche le ‘ndrine locali o il mercato dell’illegalità diffusa sovvenzionato spesso da quella parte di imprenditori che, pur di non diversificare la produzione e sperimentare nuove tecniche di coltura, preferiscono sottostare alle leggi del mercato riversando sui lavoratori il rischio imprenditoriale. Anche il lavoro dei Finanzieri ha mostrato come i braccianti agricoli, tutti di nazionalità pakistana, nigeriana, bulgara e rumena, provenissero dalle campagne lucane dove avevano prestato la propria manodopera in una serie di aziende agricole locali. Diversi i prezzi percepiti per orario di lavoro: pakistani e africani, reclutati spesso attraverso i Cas inconsapevoli, venivano pagati quasi due euro all’ora, mentre quelli dell’Est Europa arrivavano a “guadagnare” massimo tre euro ad ora. Una moderna tratta degli schiavi alimentata dall’omertà e dal bisogno di denaro delle famiglie dei braccianti. Il lavoro dei Carabinieri della Compagnia di Corigliano hanno dimostrato come i caporali sfruttavano i lavoratori sottopagandoli arrivando anche a lucrare sugli affitti. E le case, delle bettole in condizioni igienico-sanitarie pessime, erano intestate agli stessi caporali. Dentro ci vivevano, stipate in massimo settanta metri quadrati, anche dieci persone. Dopo questo nuovo step, il lavoro del Procuratore Eugenio Facciolla va ancora avanti. Questa situazione molto complessa nei mesi scorsi ha portato anche ad una guerra dei caporali per il controllo della manodopera. Nella Sibaritide, infatti, si sono registrati una ventina di furgoncini incendiati tra dicembre e febbraio. Minivan o piccoli camioncini utilizzati per portare gli extracomunitari dalle case ai campi in tutta sicurezza senza dare troppo nell’occhio.
